LE RICHIESTE DELLA SOCIETA' CIVILE AFGANA AL GOVERNO ITALIANO 14/6/12
LE RICHIESTE DELLA SOCIETA' CIVILE AFGANA NELLA CONFERENZA DI KABUL 31/03/11
AFGANA.ORG, UN PERCORSO PER LA PACE E LA GIUSTIZIA IN AFGHANISTAN
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APPELLO PER L'AFGHANISTAN 26/3/07
Sei anni sono passati dall’inizio della Guerra in Afghanistan. Le promesse di pace e benessere per quel popolo martoriato dal regime talebano e dai signori della guerra sono rimaste lettera morta. Di seguito il testo dell'appello e i primi firmatari che sostengono un percorso iniziato a Roma all'ex Hotel Bologna il 26 marzo
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Lunedi' 26 Marzo 2007
“Sei anni sono passati dall’inizio della Guerra in Afghanistan. Le promesse di pace e benessere per quel popolo martoriato dal regime talebano e dai signori della guerra sono rimaste lettera morta.
E’ opinione largamente condivisa che l’intervento internazionale finora messo in campo si sia rivelato un fallimento, e che la situazione si aggravi di giorno in giorno.
Nel paese dilagano fame, povertà, esclusione sociale, violenza, mentre i programmi di ricostruzione, giustizia, e cooperazione allo sviluppo subiscono continue battute d’arresto. Invece di progredire verso la pace e la riconciliazione, l’Afghanistan sta sprofondando nella violenza.
Noi chiediamo al Governo Italiano di intervenire in tutte le sedi internazionali, a partire dall’Onu dove si deve ridefinire il mandato della missione in Afghanistan, per promuovere un deciso cambio di rotta nell’atteggiamento della comunità internazionale
Chiediamo all’Italia di aprire un ampio dibattito coinvolgendo la società civile afghana e i settori più consapevoli della politica, delle istituzioni, della società civile internazionale.
Siamo convinti che la società civile italiana possa e debba portare un contributo di esperienza e di competenza a questo impegno necessario.
Nel nostro paese negli ultimi mesi molto si è parlato dell’Afghanistan, poco però del popolo afghano, dei suoi bisogni, di come viene intesa e percepita la presenza occidentale.
Poco o nulla si è discusso e argomentato sulle possibili vie d’uscita politica e negoziale da quella che rischia di essere l’ennesima avventura militare dagli esiti disastrosi.
La questione afghana racchiude in sé molti elementi che vanno guardati in profondità tra cui la storia del paese, le sue contraddizioni e potenzialità, il rapporto con i vicini e in particolare il Pakistan ma anche con gli interessi geostrategici di potenze esterne alla regione, la questione delle basi militari, la vicenda del fondamentalismo islamico, la realtà dei talebani, la geopolitica dell'oppio.
Piu’ in generale la guerra in Afghanistan rimanda ancora a nodi cruciali con i quali confrontarci anche in futuro: il ruolo dell’Onu e della comunità internazionale; le relazioni, spesso confuse e strumentali, fra le Nazioni Unite e la NATO; la sproporzione fra intervento militare e intervento civile nelle aree di conflitto; il senso, le finalità e la composizione delle missioni di pace.
Di fronte al fallimento dell’attuale intervento internazionale, sentiamo il dovere di ragionare sulle opzioni alternative a quelle finora praticate, condividendole con la società civile afghana.”
Linda Bimbi (Fondazione Basso – Sezione Internazionale), Raffaella Bolini (ARCI), Luigi Ciotti (Gruppo Abele), Lisa Clark (Beati i costruttori di pace), Tonio Dall’Olio (Libera), Elisa Giunchi (Università degli Studi di Milano) Emanuele Giordana (Lettera22), Simona Lanzoni (PANGEA), Flavio Lotti e Grazia Bellini (Tavola della pace), Giulio Marcon (Lunaria), Sergio Marelli (Associazione ONG Italiane), Margherita Paolini (LIMES), Alessandro Politi (analista strategico e OLINT), Laura Quagliolo (CISDA), Gianni Rufini (Docente di aiuto umanitario e peace keeping Università di York), Raffaele K. Salinari (Terres des Hommes),Gigi Sullo (Carta), Gianni Tognoni (Tribunale Permanente dei Popoli), Michelguglielmo Torri (Asia Maior) Riccardo Troisi (REORIENT)
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