CALL FOR PAPERS: IL RUOLO DELLA SOCIETA' CIVILE IN ASIA 16/7/10

LE FIRME SUL DOCUMENTO DI AFGANA AL 28/06/2010

AFGANA E GLI AFGANI ALLA PERUGIA ASSISI 16/5/10

EMERGENCY, "AFGANA" CHIEDE INTERVENTO RAPPRESENTANTE UE E CHIAREZZA SU RUOLO NATO 12/4/10

AFGANA/ DL MISSIONI, ACCOGLIMENTO ODG SENATO 24/2/10

CAMERA ODG AFGHANISTAN SU "AFGANA" 9/2/10

UNA LETTERA AI PARLAMENTARI DALLA RETE DI "AFGANA" 27/1/10

THE COST OF WAR 21/11/09

AFGANA.ORG, OP/ED AND REPORT /RESOCONTI E COMMENTI 28/7/09

NATO SHOULD "COME CLEAN" ON WHITE PHOSPHORUS 8/5/09

AFGHANISTAN: L'ORA DI DIRE CHE IL “RE E' NUDO” 31/3/09

AFGHANISTAN, EXIT STRATEGY. MA PER LE ONG 18/2/09

LE ONG DEVONO FARE LE VALIGE? UNA NOTIZIA CHE SGOMENTA “AFGANA” 18/2/09

US PAYS 40.000 TO RELATIVES OF AFGHANS KILLED 27/1/09

DECRETO MISSIONI, LA MEZZA VITTORIA DELLA SOCIETA' CIVILE (com.stampa di Afgana) 20/1/09

IL DOCUMENTO DI AFGANA.ORG 6/10/07

L'appello di afgana.org ha prodotto questo documento. Si tratta del lavoro conclusivo di un percorso durato sei mesi e che viene reso pubblico oggi alla vigilia della marcia Perugia-Assisi organizzata dalla Tavola della pace.
Il documento, in cui è indicato il percorso di lavoro e i risultati del dibattito, degli incontri e delle ricerche che si sono svolti a Roma e in altre città italiane, è stato pensato come un'indicazione della società civile italiana per il nostro governo e il nostro ministero degli Esteri a cui viene consegnato

Si può aderire inviando una mail all'indirizzoafgana07@gmail.com

Sabato 6 Ottobre 2007

afgana.org

Un percorso per la pace e la giustizia in Afghanistan
Dall' esperienza e dalla riflessione della società civile
proposte per l’azione dell’Italia

IL PERCORSO



Sei anni sono passati dall’inizio della guerra in Afghanistan. Le promesse di pace e benessere per quel popolo martoriato dal regime talebano e dai signori della guerra sono rimaste lettera morta.

Nel paese dilagano fame, povertà, esclusione sociale, violenza, mentre i programmi di ricostruzione, giustizia e sviluppo subiscono continue battute d’arresto. Invece di progredire verso la pace e la riconciliazione, in Afghanistan aumenta la violenza.

Crediamo che sia dovere di tutti fare il possibile per evitare all’Afghanistan e alla comunità internazionale di sprofondare in un pantano da cui, come dimostra la situazione irachena, diventi sempre più complicato uscire. Bisogna riuscire a imprimere una svolta, finché si è in tempo.

Con l’obiettivo dare un contributo in questa direzione, sin dal marzo scorso, abbiamo messo in comune esperienze, competenze e riflessioni. Siamo associazioni, organizzazioni non governative, ricercatori, accademici, giornalisti, operatori della comunicazione impegnati nell’area e nella risoluzione dei conflitti.

Ci siamo riuniti a Roma il 26 marzo e il 20 luglio scorsi e in altri appuntamenti in diverse città italiane stimolati dall' “Appello per l'Afghanistan”, lanciato nel marzo scorso e riportato sul sito afgana.org. Da questi incontri è emerso un percorso di riflessione.

Bussola del nostro impegno sono gli occhi delle popolazioni civili, le prime e vere vittime delle guerre.

I loro bisogni, le loro aspirazioni ci orientano nella ricerca di soluzioni intorno alle quali costruire consapevolezza, mobilitazione civile, iniziative di solidarietà, interlocuzione con le istituzioni e la politica.

Anche nel caso dell’Afghanistan, il nostro unico interesse è fare sì che il nostro paese contribuisca a una pacificazione fondata sui diritti umani e la giustizia, a partire dalle indicazioni che arrivano dalle componenti democratiche della società civile afghana.

Dal lavoro di questi mesi sono emerse le proposte che sottoponiamo al nostro Governo e al Parlamento, perché possano contribuire alla posizione italiana nel Consiglio di Sicurezza.

Esse saranno parte della discussione dell’Assemblea dell’Onu dei Popoli e della Marcia Perugia Assisi in programma nei prossimi giorni.


PREMESSO CHE

- a sei anni dal loro inizio nel 2001, la missione militare e quella civile hanno sostanzialmente fallito i loro obiettivi

- che come attesta una ricerca di UNAMA sono aumentati gli attacchi suicidi (103 alla fine dell’agosto 2007 contro i 123 del 2006) nei quali l’80% sono vittime civili

- che l’aumento delle vittime civili (in giugno lo stesso numero di quelle dell’intero 2006), come denunciato dal cartello di Ong Acbar, da Unama e da organizzazioni di difesa dei diritti umani, è in parte imputabile anche ai raid aerei della Nato e della coalizione a guida americana

- che la diminuzione del consenso nelle aree conflittuali cresce mentre è ormai sempre più diffusa la confusione tra i ruoli tra la missione Enduring Freedom e la missione Isaf-Nato

- che la ricostruzione procede a rilento, con una vistosa lentezza nella erogazione dei fondi e con una evidente disparità tra l’impegno finanziario per la cooperazione civile e quello per il mantenimento dei contingenti militari (5mila dollari al mese è il costo medio di un militare Nato)

- che le recenti aperture della dirigenza afgana verso il negoziato con i belligeranti, recentemente sottilineate da UNAMA, non sembrano ricevere attenzione dalla comunità internazionale

- che le proposte italiane per una conferenza internazionale e le condanne dei raid aerei da parte della Farnesina si sono fatte più fievoli che in passato o sono scomparse dal lessico della diplomazia italiana

- che l’Afghanistan ha registrato, secondo l’Onu, un aumento della produzione di oppio del 34% con 193mila ettari coltivati e 8.200 tonnellate prodotte

- che le violazioni dei diritti umani continuano nel paese non solo ad opera dei talebani


SI PROPONGONO

GLI OBIETTIVI SU CUI IMPEGNARE L'AZIONE DELL'ITALIA

Sostenere il rafforzamento del ruolo e del coinvolgimento delle Nazioni Unite nella gestione della cooperazione, ricostruzione e riconciliazione nazionale in Afghanistan .

In particolare:

Sostenere la revisione del mandato UNAMA (United Nations Mission in Afghanistan), la fine delle operazioni di Enduring Freedom (OEF) e la sostituzione del contingente ISAF con un contingente ONU, con un forte mandato per la protezione dei civili, incaricando la Peacebuilding Commission delle Nazioni Unite di definirne le modalità e i tempi del dispiegamento. Attuare un potenziamento della presenza italiana nella missione dell'Unione Europea di polizia civile internazionale PESD (che comprende effettivi di polizia, carabinieri, formazione esperti di diritti umani)

Rafforzare la partecipazione della popolazione afgana attraverso il coinvolgimento delle istanze della società civile locale in un processo di riconciliazione nazionale che preveda il rilancio dell'opzione diplomatica e della trattativa con tutte le parti in conflitto, come parte di un processo che porti ad una Conferenza internazionale di pace, da svolgersi entro il 2008, con il coinvolgimento dei paesi confinanti, e dell'India

Nel settore giustizia, attuare una radicale inversione di rotta, ridando spessore al ripristino dei diritti umani fondamentali, maggiore attenzione all'amministrazione della giustizia, e all'unificazione del percorso formativo dei giudici. Avviare un processo nazionale di verità e giustizia per accertare le responsabilità delle violazioni dei diritti umani occorse prima, durante e dopo la caduta del regime dei Talebani, e sostenere programmi in sostegno alle donne afgane ed ai loro diritti.

Per quanto riguarda la cooperazione internazionale: sostenere un forte aumento delle risorse destinate alla ricostruzione ed alla cooperazione nel paese (attualmente il rapporto tra spese per la ricostruzione a quelle militari è di 1:9, si dovrà passare già nel 2008 ad un rapporto 50:50) contestualmente alla revisione della formula del PRT e sostituzione con sostegno a trust fund delle Agenzie ONU e programmi di microcredito. Individuare forme di contrasto della produzione di oppio sul modello di quelle indicate dalle raccomandazioni della Commissione esteri del parlamento europeo con progetti pilota denominati “il papavero per la medicina”.

L'obiettivo resta la soddisfazione dei diritti primari delle comunità locali: dall'educazione, alla salute, all'acceso all'acqua e al cibo.


Si può aderire inviando una mail all'indirizzo afgana07@gmail.com