ONLY TALKS WITH THE TALIBAN...(RASHID OP/ED) 20/7/10

AFGHANISTAN DAY ALLA UE 5/12/08

AFGHAN WIDOWS NOT AMERICA'S ENEMY 19/11/08

BUILDING PEACE IN AFGHANISTAN, RELAZIONE SULLA CONFERENZA DI ENNA A BRUXELLES 14/11/08

OBAMA'S CHALLENGE 5/11/08

AMBASSADOR KHALIZAD ON AFGHANISTAN 22/10/08

AFGHAN TALKS WIDEN US-UK RIFT 11/10/08

NELL'AFGHANISTAN CHE CAMBIA DOVE LE DONNE OSANO SORRIDERE 21/4/08

BRITAIN CAUGHT OUT IN AFGHAN PLOY 16/4/08

BUCHAREST OFFER OPPORTUNITY (Wpr) 17/3/08

DAL BURDEN SHARING AL SOFT POWER, STORIA DI UNA CRISI (Il Riformista) 24/1/08

IFJ ON THE CASE OF KAMBAKHSH (Ifg) 23/1/08

PEACEREPORTER E LA CENSURA DI GUERRA 15/1/08

CISDA RITIRA ADESIONE AD AFGANA.ORG 14/12/07

HIGH COMMISSIONER FOR HUMAN RIGHTS CONCLUDES VISIT TO AFGHANISTAN 4/12/07

BUILDING PEACE IN AFGHANISTAN, RELAZIONE SULLA CONFERENZA DI ENNA A BRUXELLES 14/11/08

Relazione* sull'incontro del 12 Novembre 2008
Sede Parlamento Europeo
Seminario: Building peace in Afghanistan. Ascent out of chaos: is it possible and if so how. (Organizzato da ENNA)

Venerdi' 14 Novembre 2008



La conferenza ha visto 3 panel susseguirsi, tutti interessanti.
il primo ruotava intorno al keynote speech di Ahmed Rashid e alle domande postegli dal pubblico;
il secondo riportava testimonianze di NGOs afgane;
il terzo si soffermava più sugli attori istituzionali e militari.

Ovviamente il più seguito è stato il primo, che ha visto l'intervento di Rashid. Presenti anche i parlamentari italiani Morgantini e Chiesa.

Direi che i concetti che più sono emersi dalla discussione possono essere riassunti così:
La necessità di un approccio di tipo “regionale” al problema Afghanistan;
La consapevolezza di una situazione molto difficile;
La mancanza di un punto di vista alternativo e di una strategia europea;
La speranza che il cambiamento della presidenza Usa possa influire in un approccio nuovo e diverso.


PRIMO PANEL.

Joost Lagendijk, MEP, verde, olandese, introducendo ha spiegato che nonostante la maggior parte degli europei pensa che la situazione sia senza uscita, bisogna trovare una soluzione. Ha anche affermato che l'intervento militare del 2001 ha creato un grande dibattito nel suo gruppo tra quelli che erano a favore dell'invasione e quelli che non lo erano: lui lo era e resta di quell'avviso.

Torbjorn Pettersson (Segretario Generale Comitato Svedese per l'Afghanistan) ha sottolineato, marcando il dualismo “locale-globale”, che la guerra non è soltanto la guerra contro i talebani, ma in Afghanistan si combatte anche la guerra degli USA contro la Jihad.
Per lui tra le ragioni delle difficoltà del processo di peacebuilding ci sono la mancanza di un accesso alla giustizia, la cultura dell'impunità e il fatto che la pace non può essere indotta dall'esterno, ma devono costruirla gli afgani.
Ha infine riportato le parole dell'ambasciatore afgano in Svezia che ha affermato che la vittoria di Obama negli USA, il ruolo del Pakistan e di una possibile evoluzione democratica in quel paese, possono essere tutti segnali positivi per l'Afghanistan.

Ahmed Rashid ha tenuto un lungo discorso e ha risposto a numerose domande (ad altre non ha risposto: quando per esempio Giulietto Chiesa gli ha domandato quali altre forze in Afghanistan si oppongono alla presenza militare internazionale oltre ai talebani, facendo riferimento al fallito attentato a Karzai). Questi i punti principali toccati:
Gli afgani pensano che la NATO non stia vincendo ma che non perderà mai perché detiene le città chiave. Allo stesso modo l'impressione è che i talebani stanno vincendo, ma non potranno mai vincere;
La capacità di reclutare dei talebani è in aumento, ma è un problema regionale che riguarda anche i paesi vicini. Ad esempio i talebani in Pakistan non vogliono soltanto prendere parte al conflitto afgano, ma anche creare uno Stato analogo all'Afghanistan pre-2001 in Pakistan o almeno nella parte nord dello stesso. I talebani pakistani sono più radicalizzati e più orientati alla Jihad internazionale e vanno a combattere in Afghanistan, mentre non avviene il contrario;
Se c'è una parola per riassumere le ragioni del fallimento del processo di pace in Afghanistan è Iraq. Gli Usa non stanno considerando l'Afghanistan come una delle priorità per la ricostruzione e la ragione principale dell'inefficienza e della corruzione in seno al governo afgano sono i fallimenti dell'Unione Europea, degli USA e della NATO. Non si è riusciti nemmeno a tornare al livello di infrastrutture degli anni '60 per quanto riguarda le esigenze principali: strade, acqua, elettricità e investimenti nell'agricoltura;
E' mancato un approccio di tipo regionale da parte della comunità internazionale, la soluzione deve essere di tipo regionale: un approccio quindi che metta in relazione la situazione del Pakistan con quella dell'Afghanistan, gli Stati Uniti con l'Iran e quindi con l'Afghanistan, Pakistan e India e quindi Afghanistan, la Cina e l'Afghanistan e i paesi dell'Asia Centrale (Russia compresa) e l'Afghanistan. L'Afghanistan ha bisogno di un dialogo tra l'Occidente e l'Iran e lo stesso vale per la Russia;
Anche l'approccio economico deve essere di tipo regionale. Lo sviluppo di certe zone poverissime dove i talebani reclutano in quantità, travalicano i confini dell'Afghanistan.
Il conflitto del Kashmir si è trasformato in una lotta per la Jihad, ma non perché gli abitanti del Kashmir siano jihadisti, ma piuttosto per pressioni che vengono dall'esterno. Ecco un'altra dimostrazione che il problema non è un problema afgano, bensì regionale. Abbiamo un bisogno disperato di un dialogo tra India e Pakistan.
Per il prossimo ottobre sono previste le elezioni in Afghanistan e ci sarà bisogno di più truppe per garantire lo svolgimento normale delle procedure di voto. I talebani pensano che stanno vincendo: per fare un dialogo occorre partire da una posizione di forza e quindi bisogna combattere e ricostruire.
L'Unione Europea non ha una strategia per l'Afghanistan e non ha una strategia per la regione: spende senza ottenere risultati. Non è una questione di soldi o di truppe, ma di politica e strategia. Abbiamo sempre sperato che l'UE fosse una voce alternativa, ma non è mai stato così. Mi auguro che la vittoria di Obama consenta di condividere strategie con NATO e EU: non parlo di tattiche militari ma di scelte quali il supporto alle elezioni.
Il problema dei bombardamenti aerei e delle conseguenti vittime civili è un problema esistente, ma anche collegato ad un insufficiente numero di truppe di terra.

Kristian Berg Harpviken (senior researcher, International Peace Research Institute in Oslo) ha sottolineato punti importanti da un punto di vista militare e geopolitico:
I soldati occidentali sono in Afghanistan per quale ragione? Per proteggere i civili, per proteggere se stessi o per proteggere i civili in Occidente?
Le vittime civili sono sempre di più. L'unica novità è che si incomincia a parlarne. La scelta di preferire raid aerei “potrebbe” essere dettata anche dal tentativo di limitare le vittime tra i “nostri” soldati che sarebbero messi certamente più a rischio con operazioni di terra;
Molti pensano, anche tra gli afgani che i talebani “fanno comodo” agli USA, i quali possono così mantenere truppe e pressione in una zona geostrategica, vicina a Iran e Cina. A questo proposito, qualcuno tra il pubblico ha fatto notare che se Rashid ha detto che la parola chiave del fallimento è Iraq, come si spiega il fatto che ormai è certo che l'invasione dell'Iraq era progettata nello stesso momento in cui era preparata quella dell'Afghanistan.


SECONDO PANEL

André Brie, (MEP, GUE, Die Linke) introducendo il secondo panel, si è soffermato sui seguenti punti:
A livello Europeo, il problema non è tanto il Parlamento o la Commissione, quanto il Consiglio e quindi la pressione maggiore va esercitata sui governi nazionali;
I talebani non possono essere esclusi dal dialogo e dalla vita politica in Afghanistan;
Un regime a forte presidenzialismo non è abbastanza per l'Afghanistan;
Ci sono dei rigurgiti reazionari, di ideologia fondamentalista nel governo e nel Parlamento afgano e anche se tutto ciò sarebbe peggiorato dalla presenza dei talebani, non vi è alternativa.

Farishta Sakhi (Executive director of women, Activities and Social Services Association in Herat) ha cercato di dare un punto di vista afgano e della percezione della situazione da parte degli afgani:
C'erano grandi aspettative per la presenza degli europei in Afghanistan. Oggi c'è molta delusione;
Denaro sprecato;
Alcuni signori della guerra ricoprono cariche;
gli stessi che hanno distrutto l'Afghanistan, sono quelli che oggi vogliono costruire la pace;
Nessun miglioramento nello sviluppo;
La lotta al terrorismo ha in realtà altri obiettivi. Per gli afgani la priorità non è la lotta al terrorismo, ma il lavoro;
Criminalità, sequestri di persona e seguenti richieste di riscatto stanno diventando pericoli non solo per persone agiate, ma anche tra i poveri;
“bringing transition within the tradition”= i leader religiosi devono essere parte del processo;
E' vero che nella polizia c'è molta corruzione e molti poliziotti fanno parte dei gruppi dei signori della guerra, ma è anche vero che gli stipendi per i “civil servants” e per i poliziotti sono da fame;
Esiste un problema sempre più grave dei bambini di strada, che finiscono per diventare dei drogati o reclutati dai gruppi terroristi;
I media sono un problema: sono sempre più privati e commerciali e non c'è spazio per la società civile.


TERZO PANEL.

Il Colonnello Andrew Budd (NATO) ha espresso il punto di vista militare (a mio avviso preoccupante).
Deve esserci un forte impegno affinché siano le forze di polizia afgane a compiere le azioni militari;
Un grande limite è la mancanza di un piano strategico unico (non soltanto militare);
Facendo riferimento al discorso di Rashid su “chi sta vincendo”: noi perderemo nel momento in cui lasceremo il paese prima che la guerra sia completata e in quel caso saranno i talebani a vincere;
Con una leggerezza sconcertante ha affermato: “possiamo stare li e continuare a combattere e uccidere i talebani, ma se non abbiamo un piano strategico che includa tutte le agenzie che operano nel paese, non c'è speranza”.

Bettina Muscheidt (della Commissione Europea, DG Relex) si è limitata a fare uno spot di quello che la CE fa in Afghanistan snocciolando tutta una serie di dati in euro e cercando di far emergere l'unicità dell'approccio europeo.

Pierre Lafrance (Segretario Generale di Madera) ha fatto un intervento polemico nei confronti dei militari.
Ci sono due guerre in corso in Afghanistan:
1.la guerra contro il male, dove entrambi gli opponenti identificano il nemico come “il male”;
2.la guerra contro la guerra, cioè il peacebuilding.
E' interessante osservare che deve esserci qualche tipo di contraddizione tra queste due guerre. Inoltre, per quanto riguarda la “guerra contro il male”, se uno dei due oppositori vincerà questa guerra, l'Afghanistan così come lo conosciamo scomparirà.
Come NGOs noi dobbiamo essere neutrali e dobbiamo essere per la seconda guerra.
Per avere la pace, in Afghanistan la popolazione dovrebbe essere soddisfatta, vedere un futuro e un miglioramento delle condizioni di vita: questa è la precondizione senza la quale la popolazione si schiera nella guerra;
Da un punto di vista culturale in Afghanistan ci sono due tendenze:
1.L'obbedienza ai capi locali (capifamiglia potenti o signori della guerra) e
2.“Girga” cioè il tentativo di trovare sempre una soluzione di compromesso senza rivalità o violenza ed è questo tipo di inclinazione culturale che noi dobbiamo supportare.
C'è bisogno di uno Stato di diritto. Una delle ragioni per le quali i talebani hanno avuto successo è che sono riusciti ad imporre delle leggi (senza entrare nel merito del contenuto delle leggi stesse);
Ha lanciato una provocazione quando ha detto: “Se fossi il rappresentante della NATO mi chiederei se i miei uomini stanno morendo per qualcosa per cui vale la pena morire”;
Nei programmi deve esserci un coinvolgimento delle assemblee locali da un punto di vista sia decisionale, sia del monitoraggio e della trasparenza: ogni progetto proveniente dall'alto (top to bottom) dovrebbe essere bilanciato da un approccio dal basso (bottom to top) anche per le decisioni da prendere;

Nelle domande e interventi che sono seguiti un altro rappresentante della NATO, presente tra il pubblico, ha detto che non si può essere neutrali di fronte ai nostri ragazzi e ragazze che tornano indietro dentro delle bare: il governo Karzai è stato eletto e noi siamo lì per sostenerlo.



* (a cura di Andrea Albertazzi, Ufficio Cgil Bruxelles)