ONLY TALKS WITH THE TALIBAN...(RASHID OP/ED) 20/7/10

AFGHANISTAN DAY ALLA UE 5/12/08

AFGHAN WIDOWS NOT AMERICA'S ENEMY 19/11/08

BUILDING PEACE IN AFGHANISTAN, RELAZIONE SULLA CONFERENZA DI ENNA A BRUXELLES 14/11/08

OBAMA'S CHALLENGE 5/11/08

AMBASSADOR KHALIZAD ON AFGHANISTAN 22/10/08

AFGHAN TALKS WIDEN US-UK RIFT 11/10/08

NELL'AFGHANISTAN CHE CAMBIA DOVE LE DONNE OSANO SORRIDERE 21/4/08

BRITAIN CAUGHT OUT IN AFGHAN PLOY 16/4/08

BUCHAREST OFFER OPPORTUNITY (Wpr) 17/3/08

DAL BURDEN SHARING AL SOFT POWER, STORIA DI UNA CRISI (Il Riformista) 24/1/08

IFJ ON THE CASE OF KAMBAKHSH (Ifg) 23/1/08

PEACEREPORTER E LA CENSURA DI GUERRA 15/1/08

CISDA RITIRA ADESIONE AD AFGANA.ORG 14/12/07

HIGH COMMISSIONER FOR HUMAN RIGHTS CONCLUDES VISIT TO AFGHANISTAN 4/12/07

AFGHANISTAN DAY ALLA UE 5/12/08

Pubblichiamo il resoconto che l'Uffcio europeo della Cgil ci ha fatto pervenire sull'incontro del 3 dicembre presso la Commissione europea

Posted on

Venerdi' 5 Dicembre 2008

3 Dicembre 2008
Afghanistan Day
European Commission

La conferenza si è svolta su 3 panel: il primo dedicato ai media, il secondo alla cultura e il terzo alla società civile. Tutti e tre i panel sono stati presieduti e moderati da Lyse Doucet, giornalista canadese di BBC World News.

Tutti i membri dei panel erano di nazionalità afghana, tra cui rappresentanti del governo e membri del parlamento. Nono sono mancate alcune polemiche, sempre comunque rimaste civili.


PRIMO PANEL. Media development.

Sultanzoy (Member of the Parliament)
La legge sui media approvata è una pietra angolare della libertà di parola.
Il parlamento, pur composto da persone di estrazione molto diversa, si è impegnato molto per l'approvazione di questa legge. Inizialmente il presidente Karzai ha posto il veto su questa legge e, visto che per la costituzione in caso di veto occorre poi una approvazione della stessa legge coi 2/3 del Parlamento, il lavoro è stato particolarmente difficile. Nonostante ciò la legge è stata approvata ed è da considerarsi “un successo democratico in una giovane democrazia”.
Ora occorre andare oltre la legge così come è scritta sui documenti ufficiali e lavorare sull'implementazione e sulle pressioni, intimidazioni, minacce o violenze cui sono sottoposti i giornalisti (specie in vista delle elezioni).
Se il governo dice che ha bisogno di propri media per difendere gli interessi nazionali, ci troviamo di fronte ad una affermazione molto pericolosa.

Najib Manalai (governo – ministero della cultura)
Lo scorso anno i giornalisti afgani hanno adottato il loro codice di condotta etico ed è stato un passo molto importante dato che i media afgani sono media “giovani”.
Sulla legge sui media:
La legge sui media è stata discussa dal Parlamento ma non è una legge perfetta;
Il parlamento più che regolare ha utilizzato il pretesto della legge sui media per attaccare il governo;
'veto' non è la parola corretta, il Presidente non ha “ratificato” per tre ragioni:
a)c'erano elementi anticostituzionali nella legge;
b)erano riscontrabili contraddizioni con altre leggi: ad esempio per legge i partiti politici non possono ricevere finanziamenti dall'estero, ma con quella legge potevano possedere media che possono però essere tranquillamente finanziati dall'estero;
c)contraddizioni interne alla legge stessa.
Le ragioni quindi della scelta del Presidente sono tecniche e non politiche.
Ci sono ancora discussioni all'interno del parlamento stesso sul fatto che la legge sia stata effettivamente approvata coi 2/3 necessari;
In ogni caso il ministero della cultura non farà nulla contro l'implementazione di questa legge, a prescindere dal condividerla o meno.
In una fase come quella attuale c'è bisogno del possesso da parte del governo di media, perché i media privati non sono disponibili a dare un certo tipo di informazioni. Ciò non è in contrasto con la democrazia.

Najiba Ayoobi (killid group)
La legge sui media è una buona legge per la regione, ma ha dei problemi. Per esempio nell'alto consiglio per i mass media i giornalisti e la società civile sono sottorappresentati.
Esiste inoltre una clausola in base alla quale “non si può offendere l'Islam” che è troppo vaga.
L'adozione del codice etico da parte dei giornalisti non ha visto ingerenze da parte del governo.
I problemi di chi si occupa di media in Afghanistan sono:
economici;
di sicurezza: è difficile perfino il rapporto con le forze di sicurezza che hanno atteggiamenti aggressivi coi reporter, non permettono di filmare o non rilasciano interviste;
i talebani;
i signori della guerra: durante il periodo 2002/2004 erano la prima minaccia ai media (ogni offesa al loro prestigio era punita), oggi invece sanno come servirsi dei media.

Nasimi (Giornalista, Istituto War and Peace)
I media sono un fenomeno nuovo per il pubblico, per il governo ma anche per i media stessi.
Il contesto del paese mostra per i giornalisti:
una mancanza di educazione (anche cose di base come internet e la conoscenza della storia della regione);
problemi di sicurezza (con le forze di sicurezza, il governo, i talebani, i signori della guerra);
La formazione di giornalisti non deve limitarsi ai grandi centri urbani;
ci dovrebbe essere un fondo di difesa legale per i giornalisti;
il governo pensa che i giornalisti che parlano con i talebani siano nemici, e anche gli americani lo pensano.
La costruzione di un sistema dei media in Afghanistan è una questione che richiede tempo e risorse e non esistono soluzioni facili a breve termine.
Nel sud dell'Afghanistan è impossibile fare le elezioni: i membri della Commissione Elettorale non riusciranno nemmeno a entrare nel sud.
Nelle provincie del sud (e non solo) i giornalisti non hanno nemmeno i soldi per comprare la benzina per fare andare il generatore di corrente per fare andare la stazione trasmittente della radio e, nel periodo di campagna elettorale, ci saranno sicuramente episodi di corruzione dove il candidato X arriverà con i soldi per pagare benzina e stipendi.
Più della metà dei media che oggi esistono appartengono a persone che correranno per le elezioni [e allora cosa dovremmo dire dell'Italia? NdA] e quindi è una questione che va trattata non da un punto di vista della corruzione, non politico.


SECONDO PANEL. Cultural Perspectives.

Ahmad Joyenda (Parlamentare).
La maggior parte del Parlamento ha un passato da “signore della guerra” o da criminale di guerra e la cultura che conoscono è una cultura fatta di pistole, droga e violenza; molti non sono nemmeno alfabetizzati.
Nel Parlamento il comitato per la religione, la cultura e l'educazione è presieduto da un signore della guerra. Per esempio c'è una grande distanza tra quanto c'è scritto nella costituzione a proposito della religione islamica e quanto “interpretato” dai warlords nel Parlamento: per loro la cultura è la cultura islamica.
I beni archeologici preferiscono venderli che proteggerli. Dato che questi personaggi non credono nella democrazia, è anche difficile coinvolgerli nella cultura.

Rahimi (Artista)
Dopo ogni guerra si pensa sempre alle urgenze della economia, della sicurezza e della ricostruzione mentre la cultura viene sempre dopo: è un pericolo. In Afghanistan, dopo 30 anni di guerra, i giovani hanno perso ogni riferimento alla propria cultura. In Iran, ad esempio, la cultura deve sottostare a rigide strategie politiche, ma almeno c'è un movimento culturale.
Accanto alla strategia militare, occorrerebbe averne una culturale.



TERZO PANEL. Civil Society.

Rasaw (Deputy Chief of Staff to the President of Afghanistan)
Ha illustrato “geometricamente” con un diagramma il ruolo della società civile: un triangolo con al centro le “persone” e sui tre lati il governo, la società civile e il settore privato [una semplificazione non molto convincente a mio parere NdA].
Le aspettative della gente sono molto alte e le capacità e i mezzi del governo limitati.
Visto che è stata dipinta un quadro del Parlamento quale un covo di Signori della Guerra, la prossima volta sarebbe bene avere più punti di vista.
I kamikaze non sono afgani, non abbiamo campi di addestramento in Afghanistan [sic! NdA]

Sidiqi (IARCSC)
Avere una società civile efficace significa:
le persone devono essere coinvolte nel processo democratico;
le persone devono indirizzare l'agenda del governo;
la società civile ha il compito di aumentare la consapevolezza e la responsabilità della gente;
la gente deve conoscere il quadro legale per conoscere i propri diritti ed essere capaci di negoziare;

Zahine (Tribal Liasion Office)
Occorre comprendere prima di intraprendere qualunque azione: presentare i media e la società civile per dare un quadro dell'Afghanistan è un errore. In Afghanistan la regola sono ancora i legami familiari e il clientelismo.
Ogni regione, ogni valle ha i suoi problemi: le soluzioni che possono essere giuste per il sud-est possono non esserlo per il sud: prima di costruire una scuola il governo dovrebbe capire.
Nel Sud-est del paese la costruzione della società su basi “tribali” esiste e funziona e invece che cercare di distruggere ciò, dovremmo considerarlo la base sulla quale iniziare a costruire: nel sud-est non ci sono signori della guerra e la struttura di organizzazione della società è molto più democratica della democrazia che vogliamo imporgli noi.
La comunità internazionale incontra sempre molte persone, ma in molti casi non sanno nemmeno chi sia questa gente, chi rappresenti e chi controlli. Il gap tra la gente e il governo sta aumentando.

Waffa (AWEPS)
Alcuni dei problemi che le donne affrontano nel settore del privato:
diritto alla proprietà;
mancanza di fiducia;
sospetto col quale vengano considerate dagli altri componenti della famiglia se vogliono intraprendere qualche attività.