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DECRETO MISSIONI, LA MEZZA VITTORIA DELLA SOCIETA' CIVILE (com.stampa di Afgana) 20/1/09
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LE ONG DEVONO FARE LE VALIGE? UNA NOTIZIA CHE SGOMENTA “AFGANA” 18/2/09
Comunicato stampa di Afgana (www.afgana.org)
Mercoledi' 18 Febbraio 2009
LE ONG DEVONO FARE LE VALIGE? UNA NOTIZIA CHE SGOMENTA “AFGANA”
La rete italiana di Ong, associazioni, accademici e cittadini chiede a Frattini di confermare se è vero che l'Italia ha consigliato agli umanitari di lasciare l'Afghanistan
La notizia che le Ong italiane sono state invitate dai nostri diplomatici a lasciare l'Afghanistan lascia a dir poco sgomenti. E ciò accade proprio nel momento in cui l'Italia si appresta ad aumentare il numero dei suoi soldati, senza una strategia chiara e precisa, non solo del loro utilizzo, sempre oscillante tra dimostrazioni muscolari e didascaliche “missioni di pace”, ma di quale soluzione politica Roma intenda servirsi per dare il suo contributo a riempire il vuoto di una strategia che non sembra andar oltre la mera opzione militare.
L'invito alle Ong italiane a lasciare il paese sembra essere l'epilogo di una strategia di emarginazione costante e mirata di ogni presenza civile, dopo il maldestro tentativo di cancellare dal decreto missioni, che rifinanzia la presenza militare all'estero, anche i pochi denari riservati ad attività civili di riconciliazione e costruzione della pace. Compito che spetterebbe – secondo la prima stesura del DL - ormai solo ai contingenti militari, con una confusione dei ruoli che ha ormai passato il punto di non ritorno.
Violando il diritto delle Ong a decidere come debba essere svolto il proprio lavoro e cadendo nella trappola che proprio l'insorgenza contribuisce a scatenare (terrorizzare perché si lasci), l'Italia corre il rischio di privarsi del grande patrimonio civile delle organizzazioni umanitarie, da anni impegnate sul territorio dell'Afghanistan e ben consce dei rischi che chi fa questo mestiere affronta. Rischi condivisi col personale locale che, senza la protezione degli internazionali, si troverebbe più esposto alle ritorsioni degli insorgenti.
Afgana, la rete di Ong, associazioni, accademici e cittadini che da due anni segue con attenzione la presenza italiana in Afghanistan, si augura una rapida marcia indietro e chiede una precisazione doverosa al ministro degli esteri Fanco Frattini, in Afghanistan proprio in queste ore.
www.afgana.org
Roma 18/2/09
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