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APS CHIEDE RITIRO TRUPPE ITALIANE

Fonte: Associazione Per la Sinistra

Giovedi' 25 Giugno 2009
L'Associazione Per la Sinistra chiede il rientro delle truppe italiane
dall'Afghanistan!

L’articolo 11 della nostra Costituzione è stato violato più volte.
Basti ricordare i bombardamenti su Belgrado. Ma oggi è la prima volta
dalla fine della Seconda Guerra mondiale che l’Italia è impegnata con
forze ingenti in una vera e propria azione bellica sul campo. Succede
nelle province di Farah, in Afghanistan, al confine con la grande e
popolosa area di Helmand, dove più cruento e più decisivo è lo scontro
tra i Taleban e la Nato. Le truppe italiane sono passate all’azione
diretta ad ampio raggio dalla fine di maggio: mille uomini impegnati
nei combattimenti e altri duemila di supporto. Siamo nel pieno di una
strategia bellica preventiva che la Nato mette in campo per impedire
che i Taleban entrino in gioco ed ostacolino o intralcino le elezioni
presidenziali di agosto.

Non possiamo far finta di niente e lasciare che le cose peggiorino
ogni giorno di più, nell’indifferenza di tutti.

La missione militare italiana in Afghanistan ha perso definitivamente
ogni carattere di missione di aiuto e soccorso alla popolazione
civile.
E’ sempre stata in realtà un’operazione di condivisione della guerra
che gli Stati Uniti stanno conducendo in quel Paese: una missione fin
dall’inizio con prevalenti compiti di controllo militare del
territorio e di sostegno dell’Italia alle operazioni della Nato. Oggi
quel sostegno perde ogni infingimento e si mettono da parte tutti quei
caratteri di peace keeping e nation building che hanno permesso in
tutti questi anni ai vari governi italiani che si sono succeduti (di
centrosinistra e di destra) di presentare la partecipazione italiana
all’Isaf come una missione volta a ristabilire la pace, la democrazia,
i diritti.
Il governo Berlusconi ha posto fine a ogni incertezza, a ogni
tentativo - sperimentato fino a ieri - di mantenere le truppe italiane
in una posizione defilata rispetto all’impegno diretto sul campo. E ha
deciso di condividere la scelta del Pentagono e del presidente Barack
Obama - che sull’Afghanistan rivela un drammatico vuoto di strategia
politica - di isolare la regione di Helmand, il cuore dell’etnia
pashtun, oltre che dei fondamentalisti in armi. Regione che l’Italia
aveva avuto in affidamento con finalità di nation building e dove
l’insofferenza e l’ostiluità della popolazione locale per le truppe
occupanti, comprese quelle italiane, non potrà che aumentare. Molti
episodi, che la stampa ignora o tratta in poche righe, lo stanno a
testimoniare.
Siamo a questo punto: l’Italia fa la guerra senza che neanche se ne
parli nelle sedi dovute, senza che il Paese sappia la posta in gioco e
conosca le ragioni.

Noi che sottoscriviamo questo appello siamo stati sempre contrari alla
partecipazione del nostro Paese alla guerra della Nato in Afghanistan
e oggi siamo molto preoccupati dell’escalation che sta avendo.
Facciamo appello affinché venga rispettato l’articolo 11 della
Costituzione repubblicana. Chiediamo che il Parlamento tenga conto
degli atti parlamentari che hanno sempre escluso che la partecipazione
italiana alla missione Isaf in Afghanistan avesse una natura e una
finalità di guerra. Facciamo appello affinché le truppe italiane
vengano richiamate immediatamente nel nostro Paese e l’Italia si
faccia carico presso l’Unione europea, l’Onu e la presidenza Obama di
un’iniziativa volta a ricercare una soluzione di pace.

Primi firmatari:

Elettra Deiana, Arco Jannuzzi, Francesco Martone, Silvana Pisa,
Pasqualina Napoletano, Giorgio Mele